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Il colpevole acciuffato prima del furto. Il professor Gandolfi dice la sua su tecnologia, farmaci e chirurgia

Strumenti avanzati per fare diagnosi anche di fronte a peggioramenti lievi

 News pubblicata il 12/02/2016
 “Abbiamo tecnologie che ci permettono di fare diagnosi ai livelli di Minority Report”. Scoprire il colpevole prima ancora che commetta il misfatto. Parte dalla celebre pellicola di Steven Spielberg la riflessione del professor Stefano Gandolfi in merito a diagnosi e terapia del glaucoma. Sulle strumentazioni, il Direttore della struttura complessa Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, nonché membro della European Glaucoma Society e Socio Onorario dell'As.C.G, prosegue: “alcune di queste sono in fase di vorticosa evoluzione. Anche di fronte a peggioramenti molto piccoli è possibile definire tipologia e aggressività del glaucoma”. Tutto perfetto? No: “il problema è andare a pescare il potenziale malato”. Due le possibili soluzioni: “adottare un approccio 'screening', passando al setaccio chiunque. Ovviamente è una soluzione non percorribile perché la malattia, pur colpendo due persone su cento dopo i 40 anni di età, è troppo poco frequente per giustificare questo approccio. Si rischierebbe di etichettare come malate tantissime persone in realtà sane! Quindi non resta che andare ad applicare filtri che consentano di selezionare i soggetti a rischio, come ad esempio, chi ha un consanguineo che ha gravemente sofferto per il glaucoma, i miopi o le persone affette da patologie cardiovascolari”. Come? “Con un'informazione mirata e senza allarmismi. Il medico di Medicina Generale la può veicolare, avendo a propria disposizione dati molto accurati dei pazienti”. Materiale cartaceo reperibile nelle sale d'attesa uno degli strumenti per divulgare le informazioni. A completare il quadro, poi, gli Smartphone, che forse non rappresenteranno il pane quotidiano dei più anziani, ma che di certo costituiscono una porta aperta su un pubblico giovane al quale il prof. Gandolfi guarda con attenzione: “è importante diagnosticare un glaucoma che non ha dato ancora sintomi a ottant'anni, ma, a mio avviso, lo è ancora di più per pazienti quarantenni”. Da una diversa comunicazione, dunque, possono arrivare le novità per invogliare alla prevenzione. In termini di cure, invece, quali possono essere le evoluzioni dell'approccio medico? “Il futuro della terapia medica passa attraverso due necessità. Innanzitutto bisogna trovare un sistema per far arrivare i farmaci all'interno dell'occhio che sia migliore rispetto al collirio. In secondo luogo, è necessario che l'approccio farmacologico sia il più tollerabile possibile nel tempo. Assumere un medicinale una volta al mese è di certo più sopportabile che farlo ogni dodici ore”. Novità, in tale ottica, potrebbero essere “colliri che hanno un sistema di rilascio diverso da quello attuale o lenti a contatto da applicare una volta al mese”. Fari puntati, inoltre, sulle nanotecnologie: “microiniezioni di spugnette nella parte anteriore dell'occhio che si sciolgono in un periodo che va tra i quattro e i sei mesi. È un sistema in studio giunto alla fase 3, quindi per la fine dell'anno dovrebbe essere definitivamente accettato”. Sperimentazioni sono in atto anche in tema di terapia chirurgica: “la chirurgia tradizionale lascia delle problematiche. Un'alternativa è rappresentata dalle MIGS, acronimo che sta per minimal invasive glaucoma surgery. Funzionano meno della chirurgia tradizionale, ma sono procedure che hanno un tasso di complicanza basso. Entrano in gioco subito dopo la diagnosi. È un percorso in fase esplorativa”. Insomma, sono tanti gli argomenti sul tavolo di discussione, e di certo non mancano gli attori pronti a parlarne: “l'Italia è uno dei pochi paesi che conta più associazioni sul glaucoma. Basti pensare che ne abbiamo due nazionali, l'AISG -Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma- e la SIGla - Società Italiana Glaucoma. In più ci sono varie realtà territoriali. Ne è un esempio l'As.C.G. che fa da tramite tra le due associazioni citate e un territorio dinamico e complesso come la Campania, regione che ha zone facilmente motivabili, quali sono le grandi città, e zone più interne nelle quali è più difficile far arrivare l'informazione scientifica. L'Associazione Campana Glaucoma è un trait d'union tra nazionale e regionale che, grazie alla sua dinamicità, sta andando addirittura oltre la sua mission 'monotematica' iniziale, il glaucoma, per costituire un 'forum' dove l'oculista campano può confrontarsi coi colleghi su tutto quanto riguarda la propria disciplina”. 



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